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    June 09

    disfatta

     

    Persa l'Europa, persa la provincia, persi tutti i comuni (della mia zona). Un'amica affranta, stanca, l'ha chiamata Caporetto.

    Quante vite e quante morti per conquistarla, invano. 
    Kobarid è oggi un paesino molto carino e tranquillo, gerani alla finestre, una verdissima valle, con un fiume limpido ricco e dolce.

    Ci si arriva senza incontrare barriere né subire controlli, si compra e si paga con le nostre monete. La gente è cordiale e ti sorride. Anche gli austriaci, come noi, armati solo di canne di bambù.
    A volte, basta aspettare che si diradi il fumo, che secchi il sangue.

    June 08

    pochi giorni

     

    pochi giorni ancora al Sacro Fiume

    ancora lui attende tranquillo

    sa che non mancherò

     

    non sa, non ancora

    che di me arriverà un pezzo in meno

    lui non sa, non ancora

    perché l’ho lasciato il giorno prima

     

    May 31

    il tempo è gelido


    OGGI IL MIO UMORE

    è il bar dell'idroscalo nel mese di novembre
    è una gita in torpedone con vendita di pentole
    è un controviale buio invaso da rumene.

    è una cosa da assoluto marciapiede.

    oggi, non mi sento tanto bene.



    POMERIGGIO SPIRITUALE

    eccetto il mio castoro di peluche
    non ho altro interlocutore.

    nessuna pastiglia in cui confidare.

    nessun saggio oracolo mi può rivelare:
    il quando il perché e l'estaa dinamica
    di come è finito un mio sacco d'amore
    nel sacco adibito alla spazzatura organica.



    TRAMONTO ROSA BIBITA
    CHE SPEZZA LE GINOCCHIA

    arde forte sul lago-buco del mio cuore:
    mi si è incastrato del dolore nella bocca
    il tempo è gelido, ma bruciano le ore. 



    Poesie d'amore per ragazze kamikaze - Francesca Genti

    Poesie d'amore per ragazze kamikaze


    May 23

    Che cosa vuoi mettere a posto?

    «Che cosa vuoi mettere a posto?». 

    Lo guardai negli occhi e scoppiai a ridere. Non è possibile che dica sul serio!, pensai. Una volta trascorso un certo periodo di tempo, non c’è più nulla che si «possa mettere a posto» tra gli esseri umani; questa verità disperata la compresi allora, mentre sedevamo fianco a fianco sulla panchina di pietra. Si vive, e nel frattempo si ripara, si aggiusta, si edifica e più tardi qualche volta si distrugge la propria esistenza; ma con il passare del tempo ci si accorge che l’insieme, così come si è formato a causa degli errori e grazie all’intervento del caso, non è modificabile. Lajos non poteva più farci niente. Quando qualcuno riemerge dal passato per annunciare con voce commossa di voler mettere a posto ogni cosa, si può soltanto compiangerlo, o sorridere delle sue intenzioni; il tempo ha già messo a posto tutto, a modo suo, nell’unico modo possibile. 
    «Lascia perdere, Lajos. Naturalmente siamo tutti felici di vederti… te e i ragazzi. Non conosciamo i tuoi progetti ma siamo lieti di averti di nuovo tra noi. Non parliamo più del passato. Tu non devi niente a nessuno». 
    Appena ebbi pronunciato quelle parole, mi accorsi di essermi lasciata trascinare a mia volta dalle circostanze; stavo pronunciando anch’io delle frasi enfatiche il cui contenuto, sotto sotto, era menzognero. Soltanto un eccesso di sentimentalismo e il mio stato di confusione avevano potuto indurmi a sostenere che il passato non esisteva più e che Lajos non doveva niente a nessuno. Avvertimmo entrambi quella stonatura e abbassammo gli occhi, fissando lo sguardo sui ciotoli del vialetto.




    Sei un giocatore così strano… uno che non gioca con le carte, ma con le passioni e gli esseri umani. Io ero una delle regine nella tua partita. Poi ti sei alzato dal tavolo da gioco e te ne sei andato… perché? Perché ti eri stancato. Sei andato via semplicemente perché ne avevi abbastanza. Questa è la verità. Una verità spaventosa, immorale. Una donna si può gettare via come una scatola di fiammiferi perché uno ha un temperamento passionale, perché il suo carattere è fatto così, magari perché non riesce a legarsi a una donna sola oppure cerca di arrivare in alto e usa tutto e tutti come mezzi per raggiungere il suo scopo. È qualcosa che riesco a capire… Una mascalzonata, che però ha qualcosa di umano. Ma gettare via qualcuno per semplice distrazione… è peggio di una mascalzonata. Per un comportamento simile non esistono scusanti, perché è disumano. Mi capisci ora?


    L'eredità di Eszter

    L’eredità di Eszter – Sándor Márai


    May 13

    A Bisanzio - Lucilla Giagnoni

     

     
    Ieri sera l'ho rivista, a Magenta, in un altro spettacolo. Ci sono cose, e persone, che rendono migliore il mondo, che lo fonriscono di un senso.
     
     
    April 28

    ecco tutto

     

    Ti senti angosciata dal pensiero della morte? Io ho soltanto una tremenda paura dei dolori. Brutto segno. Per il resto si può arrischiare la morte. Uno è stato mandato fuori come colomba biblica, non ha trovato niente e s'infila di nuovo nell'arca buia: ecco tutto.

    Lettere a Milena - Franz Kafka

     
    December 11

    Mi volto dall'altra parte

     

    La saggezza nei detti. Non tutti i mali vengono per nuocere, per esempio.
    Ieri mattina, al risveglio l'occhio va speranzoso alla finestra, a vedere il mondo di fuori. La luce è tanta nonostante il giorno sia ancora lontano. Continua a nevicare, quanto e ancor più di quando avevo preso a dormire. Ne ha messa giù davvero tanta.
    Alzarmi?, Barba doccia caffè? E poi salire in macchina? Infiniti chilometri a passo d'uomo, imprecando, scivolando, sbandando? Freddo bagnato e inzaccherato? E magari anche fermarmi per montare le catene, gelarmi le mani, bestemmiare ogni divinità perché le dita non rispondono ai comandi?
    Ma anche no, grazie. Salto un giro, oggi. Mi volto dall'altra parte e provo a riaddormentarmi, con un piacere che arriva dal profondo, struggendomi come un gatto vicino al caminetto. Ringrazio per questo regalo, una giornata tranquilla, di pace.

     

    Oggi è domani, le strade sono percorribili anche se non pulite, rieccomi in pista.

    November 19

    come il chiodo

     
    Quando un chiodo cade sul legno dà l’impressione di essere arrivato proprio nel luogo mirato, non d’essere finito in uno qualunque dei punti utili. Porta con sé il centro, come un dolore fisico. Il dolore come il chiodo là dove penetra ordina lo spazio intorno.

    Aceto, arcobaleno - Erri De Luca

    Aceto, arcobaleno

     

    October 30

    Io sono metà

     

    Ti aspetto nel buio
    ho l’abito rosso
    stretto alle spalle
    le scarpe sbagliate
    non so a chi ti accosti
    a chi stringi le mani
    ma ovunque rimani
    io sono metà

    perle e cristalli
    riunirsi in un filo
    compagni di un unico giro
    che insieme invecchieranno
    non spegne l’inverno
    non brucia il calore
    per chiunque ti vuole
    io sono metà

    richiuderò gli occhi
    nel gelo fontane
    per quanto sian profondi
    i tagli asciugheranno
    mi tengo i tuoi segni
    mi spetta il tuo odore
    a chiunque ti vuole
    io sono metà

     
    October 19

    Avanzi

     
    Non hai questa presa su di me, dico, ma di più, hai morsa, io sto con te innamorato come un pezzo tra due ganasce, tu mi tieni, mi lascio tenere perché tu mi vuoi e non trovo al mondo chi sa volere un persona, spendere tutta questa volontà.
    Ti voglio, dice, mi spetti e a te spetta di allargare braccia e tenermi.
    Ti amo per amore e per disgusto di uomini, ti amo perché sei integro anche se sei avanzo di altra vita, ti amo perché il pezzo che resta vale l’intero e ti amo per esclusione degli altri pezzi spersi.
     
    Tre cavalli - Erri De Luca
    October 08

    Il bacio

     
     
     
    Davanti a una donna sento il napoletano che è voglia di farla ridere.
    Senza risate prima, i baci sono sciapi. Questo non glielo dico.
     
    da "Tre cavalli" - Erri De Luca
    tre cavalli
     
     
    • • •
     
     
    Il bacio della vita
    un apostrofo rosa
             pallido
    tra le parole
    stai fermo, non ti muovere
     
           '
    grazie
     
    12/07/07
     
     
    October 07

    Creta

     
    Essendo in terra di dei
    devo pensare che sia stato Eolo
    oggi magnanimo
    a graziarmi
     
    Afrodite no
    mi manchi dentro
     
    - lc -
     
     
    Grazie. In vita mia nulla di più esaltante mi era stato riservato.
    September 17

    Love's Strategems

     

    Love's Strategems

     

    But these maneuverings to avoid

    The touching of hands,

    These shifts to keep the eyes employed

    On objects more or less neutral

    (As honor, for time being, commands)

    Will hardly prevent their downfall.

     

    Stronger medicines are needed.

    Already they find

    None of their strategems have succeeded,

    Nor would have, no,

    Not had their eyes been stricken blind,

    Hands cut off at the elbow.

     

    - Donald Justice -

     

    é uno struggente e bellissimo regalo, ricevuto ieri

     

    • • •

     

    Stratagemmi d’amore

     

    Ma tutto quest’armeggiare ad evitare

    il contatto di mani

    questi movimenti a tener occupati gli occhi

    su oggetti più o meno neutri

    (l'onore, il futuro, l'autorità)

    difficilmente impediranno il tracollo

     

    Rimedi più forti ci vogliono

    già sanno

    che nessuno dei loro stratagemmi ha funzionato

    né avrebbe potuto, no,

    come non funzionò accecarsi gli occhi

    né le mani tagliate al gomito

     

    - la traduzione è mia, non me ne vogliate - 

    August 28

    L'isola

    Che faccia tutto il male che vuole. Giaceva immobile e aspettava il dolore a lui ben noto. Si immaginava che adesso, dopo quello che era appena accaduto, di fronte all'assoluta certezza, il dolore, che fino a quel momento gli aveva dato solo un assaggio della sua forza, lo avrebbe stravolto come un tifone, facendolo roteare per aria. Forse strappandogli addirittura un braccio o una gamba. Non sarebbe stata la prima volta. Ma non sentiva nulla. Sbadigliò. Pronunciò quel nome familiare una volta, sottovoce, e siccome l'audacia e la provocazione non comportarono alcuna conseguenza, lo ripeté ancora due volte di seguito, sfacciatamente a mezza voce. Ora devo fare molta attenzione, pensò. Forse ne morirò, ma una cosa del genere non succede da un'ora all'altra: devo osservare tutto con attenzione, come chi si inocula il bacillo della peste. Forse in seguito potrò essere d'aiuto a qualcun altro.

    • • •

    Aspettava i segni con impazienza: l'infezione avrebbe già dovuto manifestarsi, di lì a qualche minuto avrebbe certamente avvertito i primi sintomi, forse sarebbe cominciata con un semplice mal di testa oppure come la setticemia e l'erisipela, con un foruncolo insignificante - gli streptococchi, generalmente innocui, provocano infiammazioni in certi punti del corpo. Forse dovrei rievocare qualche dettaglio, pensò. Gliene vennero alla mente parecchi in quel momento, ma non uno dietro l'altro, bensì a grappolo, una mano, una scarpa, l'inflessione della voce, un'inferriata all'angolo di una strada dalle parti dell'École Militaire. I dettagli rispondevano con prontezza al suo appello, il grappolo ondeggiava davanti ai suoi occhi, ma non provava alcun desiderio di strappare qualche acino. Lo colse una specie di sgomento. Forse sono guarito, pensò allarmato, e si mise seduto sul letto. Forse non è neppure vero. Infatti qui non c'è niente, proprio niente. Sedeva con aria spaurita, sbattendo le palpebre. In quell'istante il dolore lo afferrò - ecco ancora quello spasmo, tra il cuore e lo stomaco -, lo afferrò e lo gettò nuovamente sul letto. Ricadde supino. Gli occhiali gli scivolarono di mano. È peggio di quanto credessi, pensò mezzo stordito, e gli venne in mente, con una sorta di lieto sgomento, che in fin dei conti «qualcosa c'era». Rannicchiò le ginocchia allo stomaco, come chi si contorce dal dolore, e con ritmo regolare, rantolando lievemente, cominciò a singhiozzare.

    • • • 

    Io non devo più rispondere di niente a nessuno. Ho fatto tutto quello che può fare un essere umano. Ho fatto il mio dovere. Senza dubbio, sono profondamente cattolico. Era la prima volta che lo pensava,e ne fu sorpreso. Ho fatto tutto ciò che era mio dovere fare. Quanto meno, ho dato a Cesare quel che è di Cesare... Senza riserve. Sono anche partito per riposarmi. Ormai non è più il caso di parlare dei miei doveri, adesso bisogna soltanto cercare di salvare il salvabile. Giacque a lungo così, a occhi aperti. Poi, come se stesse dettando la propria confessione alla polizia, in tono netto e deciso pensò, sbarrando gli occhi nel buio: Ormai è emerso con certezza che, malgrado le mie migliori intenzioni, non riesco a vivere senza di lei. Che peccato. Aspirò l'ultima boccata, spense con cura la cicca sulla lastra di marmo del comodino, si voltò verso il muro e si addormentò di colpo.

    frammenti da: L'ISOLA - Sándor Màrai

    L'ISOLA